BraveHeart -- Re: R: [pathosNET] Amatori o professionisti? (luuuunga!!!!) ^_^

Date: 2000/05/15 00.07
From: BraveHeart <braveheart@scientist.com>
To: Il Morgus <PathosNET@pathos.it>


Monday, May 15, 2000, 12:16:46 AM, Il Morgus wrote:
> - secondo me non dovete scrivere, al termine delle vostre mail "se perdiamo
> l'aspetto amatoriale smetto di giocare" perche' si torna un po' alla fase di
> ricatto. a parte il fatto che l'amatorialita' si conservera' di sicuro ma se
> si mantiene il ricatto anche per i prossimi punti su cui ci saranno pareri
> discordanti la discussione sara' triste.
>
Parlo per me.
Io o scritto che un Pathos "professionale" (dove questo vocabolo
assume il significato che Luca ha spiegato nella sua mail) non mi
avrebbe interessato.
E onestamente non mi sembra un ricatto.
Se, mettiamo caso, tutti erano d'accordo con la professionalita', io
non avrei continuato a giocare a Pathos. Ma non per ripicca. E non
l'ho certo detto pensando "Eheh.... cosi' loro c'hanno paura di
perdermi e votano per quello che volgio io"!!!
Pathos puo' benissimo funzionare senza di me. Il ricatto e' una cosa
diversa. Il ricatto e' quendo dici "O fai cosi', oppure io faccio o
non faccio questa cosa, che per te e' essenziale".
Spero sia chiara la differenza....

> - leggendo che Pathos ha provocato in alcuni una crescita spirituale o
> comunque una seria modifica della propria R2 mi sono vagamente inquietato;
> trovo che l'esperimento sia stato interessante, in molti punti riuscito e
> abbia prodotto conseguenza benefiche come amicizie, esperienze da ricordare
> con piacere, ma pensare che Pathos sia piu' di un "gioco" mi farebbe sentire
> molto a disagio nei confronti di Pathos stesso.
>
L'ho detto io.
E ti spiego in che senso (visto che hai travisato).
Il fatto e' che Pathos e' un'esperienza multifattoriale. Come tale non
puo' non rientrare nelle mie esperienze di vita. E come tutte le
esperienze della mia vita contribuisce a formare e mutare la mia
personalita' (esattamente come le letture di libri, come quelli di
Jacopo Fo, o come farebbe e fa la frequentazione di persone, il
contatto con nuove idee e nuovi punti di vista, la riflessione, il
ragionamento, la vita). Le esperienze fanno cio' in virtu' del fatto
che quel tempo non e' solamente un riempimento di qualcosa, ma e' un
tempo dedicato allo scambio e alla creazione di qualcosa.
Se una sera gioco a monopoli, la partita in se' non mi da nulla se non
una serata in allegria. Se parlo di filosofia, della vita, dell'amore
e dell'amicizia con un gruppo di persone, quell'esperienza entra a far
parte del mio bagaglio "psicologico". E ci restera' per tutta la vita.

Non e' "Pathos" che mi cambia. Sono io che cambio continuamente in
virtu' delle esperienze che vengono a costituire la mia vita (tra cui,
incidentalmente, c'e' anche Pathos). Ed ognuna di queste mi da
qualcosa in piu'.

> se mi capita di chiacchierare con un amico conosciuto tramite Pathos e la
> discussione provoca in me dei cambiamenti non e' stato Pathos a causarli.
> gioco da due anni e continua a credere a Dio, odiare Berlusconi, diffidare
> del mio Prossimo e quant'altro;
>
Mi sono accorto, conoscendo veramente tanta gente in giro per il
mondo, che ci sono delle persone che operano dei cambiamenti nel
proprio essere, sono dinamici. Altri invece sono sempre gli stessi.
Non voglio in questa sede dare giudizi di merito. Dico solo che sono
una persona talmente dinamica, che non riesco piu' nemmeno ad
immaginare CHI ero anche solo fino a 3 anni fa. Perche' non riesco
piu' a pensare come 3 anni fa. Sono in un'altra dimensione. E questo
sarebbe successo a prescindere da Pathos. Ma una piccola parte di
quello che oggi sono e di quello che oggi penso e' dovuto a Pathos.

> se mi accorgessi che il "gioco Pathos" distorce questi capisaldi
> della mia persona fuggirei da esso piu' veloce del fulmine.
>
Non e' questione di "distorcere" nulla. Che fai le stesse questioni
delle sette ultra-oltransiste contro i gdr?!?!
Quello che tu chiami "distorsione" e' in realta' la normale
maturazione (o evoluzione, se preferite) di una mente e della psiche
umana in una determinata persona.

In questa ho in parte risposto anche a coloro i quali sostengono che
Pathos sia solo un PBEM: puo' essere anche preso come tale. Ma in
principio non lo e'.

Mi permetto solo un'altra cosa: di riportare una mail che Raist ha
postato in gdr2. E' lungo, ma fa capire cosa penso io su Pathos, sui
gdr in generale.... ed un po' sulla vita!!! ^_^
Mi scuso anticipatamente con quelli che sono collegati a gdr2 e che
hanno gia' letto.
Spero di non avervi annoiato troppo.

Ciao ciao!


----- Original Message -----
From: Giulio Ferro <aurynkid@libero.it>
Newsgroups: it.hobby.giochi.gdr
Sent: Monday, May 08, 2000 9:32 PM
Subject: "Giocare" <-> Stare assieme


> Oggi sono particolarmente contento.
> Ieri sera ho finito di dirigere una storia che mi ha dato, specie nel
> finale, grandi soddisfazioni. Anzi, ora come ora sono convinto che si
> tratti della campagna nella quale mi sono sentito più realizzato come
> master. E dire questo dopo più di dieci anni di intensa attività
> interpretativa non credo sia una cosa ininfluente.
> Colgo questa occasione per fare alcune riflessioni, non sulla storia (la
> metterò nella mia home page appena finita), bensì su cosa significa
> "giocare" ed il rapporto tra i "giocatori".
> Vi starete probabilmente chiedendo il significato di quelle virgolette.
> Molto semplice. Come ho già detto una volta per me i cosiddetti giochi
> di ruolo non sono affatto giochi. Ripetere adesso quel discorso sarebbe
> lungo, accetterò comunque di chiamarli così mettendo le virgolette per
> sottolieare la differenza. Il perchè comunque si dovrebbe capire nel
> corso del post.
> Cosa spinge un certo gruppo di persone a mettersi assieme attorno ad un
> tavolo due o più volte la settimana per anni? Le risposte possono essere
> molteplici.
> Al primo posto c'è la sfiga pura e semplice. Problemi psicologici legati
> a persone estremamente timide che cercano di trovarsi un guscio nel
> quale proteggersi a vicenda. Si "gioca" perchè la figa manca, perchè
> nessuno ti chiama per andare in discoteca, per distrarsi dalle proprie
> misere realzioni sociali. Non è assolutamente da disprezzare chi
> approda al nostro mondo in questo modo, anche perchè bene o male questa
> è la storia di molti di noi. C'è però da dire che questi individui quasi
> mai raggiungono appieno il vero cuore dell'interpretazione creativa.
> Costoro si fermano spesso ai lati più insignificanti come l'amore per i
> regolamenti e la ricerca sterile del potere per i loro personaggi, in
> modo da controbilanciare quello che succede nella loro vita reale. Ma
> questo è un po' come scalare una montagna e sdraiarsi al primo prato.
> C'è poi una minoranza che fa questo per un genuino e consapevole
> interesse artistico. Per rendersi conto di quanto sia esigua questa
> minoranza basta andarsi a fare un giro per le convention o i raduni, e
> non credo di stare rivelando segreti arcani...
> Si comincia dunque a giocare, tutti accomunati all'inizio da un fervente
> entusiasmo. I mesi per passano,e così gli anni. La gente cambia, i gusti
> si dividono. Tutto diventa scontato, si sa già come pensa tizio o cosa
> farà caio. A questo punto molti semplicemente abbandonano cercando di
> farsi una vita più "seria". Quelli che rimangono? Beh, ormai si sta
> assieme soltanto più perchè si è amici. Sono nati interessi collaterali,
> Warhammer 40k, il tennis, il corso di disegno. Certo, ci si riunisce
> ancora per giocare, ma trovare storie interessanti e trame coinvolgenti
> è diventata una chimera. Lo scazzo regna sovrano.
> E' spesso così anche nel mio gruppo che ha ormai più di 9 anni. Certo,
> vengono ancora fuori momenti di gioco intenso, ma se una sera invece di
> giocare si passa il tempo a sparare cazzate non se la prende più
> nessuno.
> Ieri sera tuttavia mi sono accorto di quanto sia ancora potente il fuoco
> della vera interpretazione creativa. Certo, le emozioni che ti dà sono
> importanti, ma ancor più radicale è il modo in cambia lo stare assieme
> dei "giocatori".
> Quando si parla di figa, di lavoro e di volgarità assortite checchè ne
> dica qualcuno in realtà non si sta comunicando affatto. E' come se ci si
> scambiasse un continuo handshaking tra i vari membri del gruppo,
> qualcosa per ribadire la propria presenza in mezzo agli altri ma senza
> andare un centimetro più in là. Quando invece il "gioco" scorre potente,
> beh, allora la propria anima è messa a nudo di fronte agli altri. Quello
> che si fa si riempie di significato esistenziale e nessuno può più dire
> che si sta "perdendo tempo". E' un modo di stare assieme che
> arricchisce, che non eguagliabile nemmeno da un anno condividendo la
> stessa branda.
> Mi viene da ridere quando sento gente parlare di maghi del 6' livello o
> di solitari con la metal gear. Forse però quello è davvero solo un
> gioco....
>
> Saluti dalla Maison Ikkoku.

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